Cooperativa sociale che offre servizi di ascolto, orientamento, formazione, accoglienza rivolti a detenuti/e, ex detenuti/e e persone che vivono in condizione di disagio sociale.

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Gli assorbenti in carcere – Donne ristrette

Perchè parliamo di assorbenti in carcere? In che senso il carcere è pensato al maschile? 

Per prima cosa, dobbiamo necessariamente ricordare che la popolazione detenuta femminile in Italia rappresenta una piccola parte del totale (appena il 4%). Di conseguenza, gli spazi, i beni, le attività e le misure all’interno del penitenziario sono principalmente pensate per l’utenza maschile, la grande maggioranza.

 

Nel 2013 con Edizioni dell’asino abbiamo pubblicato un manualetto “leggero e disinvolto” che illustra le tecniche di riappropriazione degli oggetti della quotidianità femminile in carcere, dove la personalità dell’individuo viene lentamente compressa. 

In “Ricci, limoni e caffetterie. Piccoli stratagemmi per una vita ristretta” si leggono le ricette delle donne recluse che reinventano i prodotti di cura e di benessere per i propri corpi, che scelgono di imprimere la propria soggettività nel luogo in cui il tempo è dilatato, scandito dal movimento dell’istituzione, assoggettato a norme omologanti. 

 

A pagina 36 “Contro i dolori mestruali” le donne preparano un intruglio di acqua, cannella e noce moscata. “La noce moscata scioglie i grumi di sangue!”.

 

Oltre a rappresentare ancora un tabù, il ciclo mestruale è per molte persone percepito come un “privilegio”. A livello globale, sono ben 2,3 miliardi le persone che non hanno accesso a servizi igienico-sanitari di base, in molte aree povere solo il 27% della popolazione ha modo di lavarsi le mani con acqua e sapone nella propria abitazione e in diversi paesi non c’è disponibilità o facilità di accesso agli assorbenti. Per chi vive in queste condizioni l’igiene mestruale rappresenta un problema che comporta rischi per la salute e che può causare esclusione sociale, assenza da scuola e dal posto di lavoro, fino allo stigma.

Con Lucha y Siesta e Aidos, in risposta al successo dell’iniziativa dello scorso anno, abbiamo nuovamente proposto la campagna di raccolta assorbenti per le persone detenute in carcere. La campagna, iniziata nella giornata di ieri, giovedì 4 maggio, si concluderà domenica 28 maggio: Giornata mondiale dell’igiene mestruale. Gli assorbenti raccolti verranno consegnati in carcere e nelle strutture di accoglienza per persone detenute.

Gli assorbenti continuano ad essere una delle voci più pesanti nel pay gap tra uomini e donne, non sono considerati beni di prima necessità. Questo accade anche in carcere, istituzione totale pensata al maschile e mai pienamente adeguata nonostante regolamentazioni interne tese a “favorire l’espressione di quegli aspetti della personalità fondati sulla differenza di genere”

 

Gli assorbenti, così come altri prodotti consentiti, possono essere acquistati attraverso il cosiddetto “sopravvitto”, una sorta di negozio interno all’Istituto Penitenziario. Al sopravvitto però possono accedere solo coloro che hanno dei soldi sul conto corrente interno, chi non ha possibilità economica e di conseguenza non può acquistare, deve accontentarsi degli assorbenti forniti dall’Amministrazione Penitenziaria che, se non trascura questo aspetto, non garantisce però la scelta di un modello, di una marca o le quantità necessarie di assorbenti in base alle singole esigenze. 

Non avere accesso o avere limitate possibilità di scelta ai prodotti per l’igiene mestruale vuol dire violare il diritto umano alla dignità. Serve abbattere gli stereotipi e fare in modo che si abbia una gestione autonoma e sana del ciclo mestruale. 

 

Vuoi donare anche tu gli assorbenti?

Si possono donare assorbenti classici di qualsiasi marca e modello e gli slip assorbenti, mentre i tamponi in carcere non possono entrare

Da giovedì 4 maggio 2023 gli assorbenti sono raccolti presso la Casa delle Donne Lucha Y Siesta, in Via Lucio Sestio 10, che rimarrà aperta per la raccolta tutti i lunedì e giovedì dalle 9:30 alle 13:00 e durante gli eventi pomeridiani e serali.

25 Aprile: Anniversario della Liberazione d’Italia

LE PAROLE DI B

L’anniversario della Liberazione è una festa nazionale della nostra Repubblica, di cui quest’anno ricorre il 78° anniversario. Ma… c’è un “ma”! Però… c’è un “però”! E potremmo andare avanti così all’infinito, ma “le parole sono stanche” (Giorgia, la cantante!) “anche quando sono importanti” (Nanni Moretti).

Questo 25 aprile infatti è uno dei più controversi e discussi mai celebrati. Da mesi ormai, sgomenti ed increduli, assistiamo ad una serie di “intemperanze linguistiche”, infausti “tic lessicali” ed inciampi espressivi da parte di alcune alte cariche dello Stato Italiano, inimmaginabili soltanto qualche anno fa.
Il nostalgismo di un tempo si fermava ai “treni che arrivavano sempre in orario”, alle fantomatiche pensioni di anzianità concesse da Mussolini (grande bufala storica, in quanto il primo sistema previdenziale in Italia risale al 1895, istituito dal governo Crispi), alla bonifica delle paludi (in realtà in buona parte effettuate con i fondi del “piano Marshall” nel 1948-1952 e poi della Cassa del Mezzogiorno).

A preoccuparmi non sono più queste ricostruzioni fasulle e posticce tanto care ai nostalgici di un tempo, ma ciò che mi raggela il cuore e mi fa rabbrividire è la riproposizione nel 21° secolo di concetti per me aberranti come quello della cosiddetta “sostituzione etnica”, concetti relegati nelle cantine del nostro inconscio, rimasugli ideologici riemersi dallo scantinato di una certa destra, sotto forma di sostituzione etnica. Ma noi già viviamo in una società multietnica! Londra, Parigi, Amsterdam, Milano, Roma sono già città multietniche, dove lingue e culture diverse si incontrano e, quando questo non avviene, se ne pagano le conseguenze in termini di emarginazione, intolleranza e criminalità. 

Non ci sono muri e confini ideologici che tengano, quello della sostituzione etnica è un tema riportato nel “Mein Kampf” di Hitler (1925), fascismo e nazismo ed i reduci consapevoli o inconsapevoli di quelle ideologie, continuano a brandire un’idea di Nazione, e di identità, odiosa. Lo fanno in modo perfido e subdolo, reclamando addirittura la “purezza” non soltanto etnica ma addirittura linguistica. Ignorano che il concetto di identità nazionale che rivendicano in realtà non esiste più, in quanto l’identità oggi è frutto di incontro di culture e lingue diverse, in una ricomposizione che vede la contaminazione come elemento fondante.

Il 25 aprile deve essere la festa dei Diritti, che appartengono a tutti/e, senza distinzioni di alcun tipo come ricorda la nostra Costituzione. Non possiamo rimettere in discussione questo, se diamo spazio ai peggiori sovranismi, alle più feroci posture ideologiche, rischiamo un brusco ritorno a quello stato etico che pensavamo sostituito dallo stato di diritto.

Non dobbiamo mai più farci abbagliare dal nazionalismo, ma stare dalla parte degli ultimi, degli emarginati, dei detenuti (di cui, ahimè, faccio parte), ribadendo il valore fondamentale dell’antifascismo.

L’antifascismo è solidarietà, eguaglianza, libertà di scelte individuali, attivismo sociale, parità di genere, abbattimento di muri e pregiudizi. 

Il 25 aprile mi piace viverlo così: ribadendo l’antifascismo e un mondo senza muri né confini.

 

Lo sgaurdo di un ricercatore spossato

LE PAROLE DI B
B ci scrive riflettendo sulle questioni della contemporaneità. Alcune delle sue considerazioni sono riportate in questo articolo: oltre che ai recenti movimenti dei giovani ambientalisti, B pensa ai migranti, all’orso recentemente “scagionato” e ai diritti dei bambini figli delle coppie omogenitoriali. 
Dal primo incontro con B è emerso il suo desiderio di condividere il proprio pensiero rispetto a quello che accadeva nella nostra quotidianità, proprio perché, mi ha detto una volta «Vorrei che le persone non pensassero ai detenuti come completamente fuori dal mondo».

A volte mi sento come un “ricercatore” spossato, indebolito

Poi però, spingo lo sguardo oltre il mio stato attuale e allora mi ravvedo, mi correggo: torno in salute. Forse il mondo che verrà fuori di qui, contrariamente ad ogni sciagurata aspettativa non sarà il peggiore dei mondi possibili. 

Guardo la tv e pure nella sua drammaticità è bellissimo vedere le continue contestazioni di piazza del popolo iraniano. Sembravamo destinati al tramonto dei principi di eguaglianza e pari opportunità di fronte ai rigurgiti teocratici e sovranisti ed al “liberismo feroce” di questi anni. 

Forse qualche segnale nuovo c’è, anche se in Italia un po’ meno. 

Basti pensare alle persone che hanno deciso di prendersi a bastonate per “motivi calcistici” lungo il tratto di un’autostrada.

Ma in altre circostanze è andata diversamente.

Il riferimento è a quei ragazzi che con della vernice (peraltro lavabile) hanno imbrattato i muri del Senato e continuano in Italia e nel mondo a portare avanti la loro campagna di sensibilizzazione sulla questione del disastro ambientale.

Sia pure con metodi discutibili, questi ragazzi hanno sollevato una questione cruciale. Discutibile la modalità ma lodevole il fine.

Dalla parte dell’orso

La cronaca pullula di notizie. Ce n’è una in particolare che è impossibile sottacere. Oggi è il turno di chi ha ordinato l’abbattimento dell’orso che ha ucciso il giovane runner in Trentino, appena ritirato. 

Un episodio gravissimo, non v’è dubbio, anche al netto di una certa imperizia del malcapitato che se fosse rimasto “immobile”, probabilmente si sarebbe salvato.

Ma le responsabilità vanno cercate altrove. A cominciare da chi voleva che si facesse uso di quella zona del Trentino una sorta di “luna rara” abitata dagli animali.

All’origine dell’invasione dei cinghiali, dei lupi e degli orsi, non si può non rilevare che ci sia una responsabilità propria di noi umani.

Siamo la specie che ha distrutto il nostro Pianeta con deforestazioni, disboscamenti e un incessante “plastificazione” degli oceani.

Identità e discriminazioni

Basta con questa retorica identitaria sui migranti! Ognuno, purché non sovrasti l’altro, è libero di vivere dove vuole. L’identità è l’incontro tra culture, popoli ed etnie diverse. Null’altro, per dirla con Mandela «La pelle è di tanti colori ma il sangue è rosso per tutti».

Basta con le discriminazioni di ogni tipo, soprattutto quelle di genere. Mi ricordo una canzone di Dalla che diceva di fare l’amore ognuno come gli pare.

Mi piace pensare ad una vita degna di essere vissuta, senza veli e senza dogmi, con amore e parità sociale.

Égalité

Quello che vede è un mondo pieno di pregiudizi medievali.

Si sono voluti colpire, con argomentazioni fallaci e presuntuose, i diritti dei bambini delle coppie omosessuali, interrompendo le trascrizioni dei figli provenienti dalle cosiddette famiglie non tradizionali. Siamo di fronte ad una “pedagogia autoritaria” che ci allontana dai paesi più evoluti dell’Europa (di cui, sia pure con molte criticità, facevamo parte) avvicinandoci alle componenti più retrograde e residuali, ovvero i governi ungheresi o polacchi. Si negano i diritti ai bambini usando in modo demenziale il tema della maternità surrogata, una tecnica questa utilizzata anche e forse soprattutto dalle coppie eterosessuali. 

Tutto questo è assurdo e per non usare brutte parole, forse è meglio fermarci qui. 

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